La Storia dell'U.S. Avellino 1912 S.p.A.
L'Unione Sportiva Avellino viene fondata nel dicembre del 1912. I colori sociali sono il bianco e il verde, tipici dell'Irpinia. Nella prima metà del secolo l'Avellino disputa campionati regionali di IV divisione.
Siamo al tempo in cui l'Avellino si esibiva sul polveroso campo di Piazza d'Armi. Il tempo del presidente Alfonso Di Marzo Capozzi, facoltoso proprietario di miniere di zolfo, di Affabile e Gigliotti, Carmine Ricciardi e Mimì Silvestri, calciatori i cui nomi ancora oggi sono ricordati dai tifosi più anziani, che conservano nella memoria l'altalena di promozioni e retrocessioni vissute nella seconda metà degli anni Trenta.
Dopo un'alternanza di risultati, con l'Avellino a barcamenarsi tra la II e la I Divisione si arrivò quindi, attraverso una delle tante ristrutturazioni dei campionati, alla stagione 1948/49, quella che vide l'Avellino allenato da Alfonso Ricciardi conquistare la promozione in B, nello storico spareggio disputato all'Arena di Milano il 29 luglio 1949 vinto sul campo contro il Catania, con un gol segnato da Fabbri, poi revocato attraverso oscure manovre ed un tentativo di illecito sportivo mai chiarito.
La società fu penalizzata con la retrocessione addirittura in serie D. E fu davvero dura ricominciare, ricostruire una società allo sbando ed un ambiente nauseato e deluso. Un altro duro colpo quattro anni dopo, con lo spareggio per l'ammissione in C, perduto al campo Romulea di Roma contro il Carbosarda. Bisognerà attendere sei lunghi anni per ottenere finalmente la promozione in C con la formazione guidata da Silvio De Gennaro, nella quale spiccavano i vari Fida, Foletto, Dal Fior, Brugnera, Basile, Assante.
Altalena di retrocessioni e promozioni nelle successive tre stagioni, per consolidare finalmente la posizione in C nella stagione 1963/64, con Annito Abate, lungimirante presidente, ed il suo vice Antonio Sibilia, i quali creano una solida struttura societaria. Nove anni di serie C, poi la sospirata promozione a conclusione di un interminabile ed entusiasmante testa a testa con il Lecce.
E' il 27 maggio 1973 quando, con un rigore trasformato da Bruno Nobili, la formazione guidata da Tony Giammarinaro e presieduta da Sibilia, riesce a sbarazzarsi degli irriducibili avversari, e la B diviene realtà. E' l'Avellino di Miniussi e Fraccapani, di Marchesi e Codraro, di Zucchini, Pantani e Palazzese.
Ancora cinque anni ed ecco la conquista della serie A, con una squadra di ragazzini come Montesi, Ceccarelli, Tacchi, di anziani come Di Somma, Lombardi, Cattaneo, Piasei, i gemelli Piga, Reali.
La squadra è affidata a Paolo Carosi. Quello che sembrava un sogno diventa una realtà, difesa a denti stretti per dieci stagioni dense di soddisfazioni. Poi l'inevitabile declino, la doppia retrocessione. Un sussulto giunge con la successiva promozione in B firmata Zibì Boniek, ma c'è l'immediata discesa in C dopo una tormentata annata.
Ed ancora sette campionati, vissuti in terza serie e nell'anonimato totale, dissipando gradualmente un patrimonio di entusiasmo impareggiabile, arrivando a contare anche solo cento spettatori nel maestoso stadio Partenio.
La gloriosa storia dell'U.S.Avellino registra la decima promozione nella stagione 2002/03, sotto la presidenza di Pasquale Casillo; una B inattesa alla vigilia ad opera di una squadra inizialmente circondata da un generale scetticismo.
Ancora una volta, però, l'annata è stata densa di illusioni e delusioni: la squadra allestita dal patron Casillo e affidata al tecnico boemo Zdenek Zeman si è ritrovata ben presto nelle zone infime della classifica senza aver più la forza di riprendersi e tentare di scongiurare una retrocessione mai come in questo caso annunciata. Unica nota lieta della stagione le 17 reti del bielorusso Vitali Kutuzov.
ll presente dell' US Avellino 1912 è affidato ai giovani imprenditori irpini Massimo e Marco Pugliese, che durante l'estate 2004 hanno rilevato la proprietà della gloriosa società biancoverde col chiaro proponimento di restituire ai sostenitori dell'Avellino l'immagine di una società sana e di un progetto preciso, serio, vincente.
In panchina Antonello Cuccureddu, sostituito poi da Francesco Oddo, che guida la squadra alla promozione in B grazie alla memorabile e meritata vittoria del 19 giugno 2005 per 2-1 contro il favoritissimo Napoli nella finale dei play-off grazie alle reti di Raffaele Biancolino e del terzino bomber Vincenzo Moretti.
Nel 2005-06 l'Avellino, piazzatosi al quart'ultimo posto in B, è nuovamente retrocesso in C1 dopo la disputa del play-out con l'AlbinoLeffe. La partita di andata, giocata a Perugia il 3 giugno 2006 per la squalifica del Partenio, è terminata con la vittoria per 2-0 dell'AlbinoLeffe, mentre il ritorno, disputatosi a Bergamo il 7 giugno 2006, ha visto l'inutile vittoria dell'Avellino per 3-2.